Sintomo psicologico, impara ad ascoltarlo

 

 

Sintomo psicologico, impara ad ascoltarlo

Il sintomo psicologico è un alleato.

Il sintomo psicologico indica che qualcosa nella nostra vita non va. Ci obbliga a fermarci disturbando, se non impedendo, il normale svolgimento delle nostre attività quotidiane. Il sintomo psicologico costringe a metterci in discussione, a riflettere. Cose che non siamo abituati a fare durante le frenetiche attività quotidiane o durante una routine di vita apparentemente confortante.

Spesso tendiamo a non criticare il nostro modo di essere o di fare ritenendolo parte di un carattere che non può cambiare. Oppure tendiamo a sottovalutare comportamenti disfunzionali che nel tempo impediscono il raggiungimento di obiettivi, rovinano relazioni esistenti, impediscono la nascita di nuovi legami, creano problemi in campo lavorativo, ecc.

Un altro errore comune é credere che poco o nulla dipenda da noi, e che tutte le cose negative che ci accadono dipendano degli altri o degli eventi.

Non riconoscendo il nostro ruolo negli eventi non ci assumiamo la responsabilità di ciò che accade (c’è sempre una parte di responsabilità che ci appartiene!).

Pertanto difficilmente comprendiamo e accettiamo che alcuni nostri atteggiamenti contribuiscono a vivere relazioni e situazioni non appaganti, negative, non adatte a noi. E ancora più grave tali atteggiamenti ci precludono opportunità.

Il tempo scorre e ci ritroviamo prima insoddisfatti e poi sofferenti. Piano piano le preoccupazioni diventano ansie, le insoddisfazioni diventano tristezza, le paure diventano angoscia.

Quando il malessere arriva a livelli consistenti nasce un sintomo.

Il sintomo psicologico può presentarsi all’improvviso o gradualmente. Può manifestarsi sotto forma di ansia, ipocondria, panico, depressione, fobia, ossessioni, discontrollo degli impulsi, dipendenze, somatizzazioni, ecc.

Il sintomo psicologico spesso sembra un fulmine a ciel sereno e non se ne capisce il senso e l’origine. Oppure lo si attribuisce esclusivamente ad un fatto recente negativo (la fine di una relazione sentimentale, un lutto, la perdita del lavoro, ecc).

Un sintomo psicologico è sempre l’espressione di un malessere accumulato nel tempo. Ci dice che abbiamo superato un limite, che non abbiamo tenuto conto dei nostri veri bisogni, che abbiamo coltivato un vuoto, che abbiamo smesso di credere nelle nostre capacità.

Pertanto va accolto e ascoltato. Ha da dirci cose importanti. Va decifrato perché portatore di contenuti inconsapevoli.

Fare i conti con le proprie fragilità, difficoltà, mancanze è sempre difficile. Per questo la mente si difende e sposta tutto su un sintomo.

Un lavoro faticoso e complesso è quello dell’ascolto e comprensione del sintomo.

Perché è faticoso occuparsi di sé, mettere in discussione quello che per noi è certo, riconoscere errori e responsabilità, rompere automatismi di una vita.

Inizialmente il sintomo psicologico sembra aiutarci:  ci evita le cose che non tolleriamo o non siamo  in grado di affrontare. Per esempio gli ansiosi cominceranno a non frequentare luoghi affollati, a non usare mezzi di trasporto, a non presentarsi ai colloqui di lavoro, ecc. pensando ” mi fa stare male fare queste cose. Se le evito è meglio. Sto più tranquillo”. I depressi eviteranno ogni coinvolgimento che la vita propone perché non interessati, perché senza voglia, si diranno “ma se non ne ho voglia perché lo devo fare? Tanto queste cose non mi interessano”.

Sono solo alcuni esempi per dire che spesso tendiamo ad essecondare il sintomo non riconoscendo come tale.

In tal modo lo coltiviamo e cresce, diventa più aggressivo e comincia a condizionare sempre più la nostra esistenza.

Quando comincia ad essere invalidante di certo non possiamo più ignorarlo e assecondarlo, significherebbe perdere molte delle relazioni significative, mettere a rischio il lavoro, isolarsi ecc.

Solitamente a questo punto si comprende di avere bisogno di aiuto…. ma è tardi per farlo da soli.

Il modo migliore per liberarsi di un sintomo psicologico è intraprendere un percorso di psicoterapia,

all’interno del quale sarà valutata anche la possibilità (solo nei casi più gravi) di fare una consulenza psichiatrica per eventualmente affiancare anche una terapia farmacologica. Il farmaco può dare un aiuto importante nel ridimensionare in breve il sintomo in attesa che il lavoro psicoterapico trovi le chiavi di lettura e fornisca gli strumenti per la gestione e/o risoluzione della sintomatologia.

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